A collective of journalists in the Balkans
  • Author:
    Giovanni Vale
  • Published in:
    Osservatorio Balcani e Caucaso
  • Date:
    16/02/2015

Si chiude oggi a Zagabria il dibattito pubblico voluto dal governo sulle esplorazioni petrolifere. Resta ora soltanto la firma dei contratti con le imprese, ma gli ambientalisti sono più agguerriti che mai e lanciano lo slogan “SOS per l’Adriatico”.

Quest’articolo è stato pubblicato sull’Osservatorio Balcani e Caucaso il 16 febbraio 2015.

SOS za Jadran!, SOS per l’Adriatico!, le associazioni ecologiste croate hanno lanciato il loro grido d’allarme. A Dubrovnik, Zara, Pola, Fiume e in altre città della costa dalmata, decine di ambientalisti sono scesi in strada negli ultimi giorni per protestare contro il piano del governo per lo sfruttamento delle risorse energetiche dell’Adriatico (gas e petrolio). A Zagabria, i militanti hanno sfilato davanti alla sede del ministero dell’Economia e dell’Energia, mentre su internet fioccano le foto di manifesti, cartelli e slogan esposti ovunque nel paese.

Su Facebook, più di 4000 persone hanno già aderito all’iniziativa, sostenendo la pagina “SOS za Jadran” (SOS per l’Adriatico), creata venerdì scorso per l’occasione. Dietro all’iniziativa ci sono una decina di ONG: Zelena Akcija (Azione verde), Zelena Istra (Istria verde), le sezioni nazionali di Greenpeace e del WWF, così come altre associazioni locali per l’ambiente.

“Tu scommetti, ma perdiamo tutti”, questo è il messaggio che gli ecologisti hanno recapitato – sotto forma di striscione – a Ivan Vrdoljak, il ministro dell’Energia e vero artefice della corsa al petrolio. È  infatti nella testa di quest’ingegnere di 42 anni, originario di Osijek, che è nata l’idea di trasformare la Croazia in “una piccola Norvegia” (per usare le parole di Vrdoljak, pronunciate ormai più di un anno fa).

Su volontà del ministro, l’avventura petrolifera croata inizia ufficialmente il 2 aprile 2014, quando l’esecutivo socialdemocratico di Zoran Milanović pubblica il suo primo bando di esplorazione offshore. Le acque territoriali croate vengono allora divise in 29 blocchi da 1000–1600 km2, quindici dei quali sono proposti in concessione.

La gara si chiude nel novembre dello scorso anno e i risultati vengono annunciati a inizio 2015. Il 2 gennaio, il governo informa la popolazione che cinque colossi dell’energia si sono aggiudicati 10 settori. Si tratta di Marathon Oil, OMV, INA, Medoilgas ed ENI, che potranno esplorare le acque croate nell’Adriatico centrale e meridionale, in sostanza di fronte alle isole Incoronate e al largo di Dubrovnik.

L’annuncio del ministro Vrdoljak suona come una sveglia nel campo degli ecologisti, fino ad allora fin troppo attendisti. E mentre il governo accelera, le ONG si organizzano. Il 16 gennaio, l’Agenzia croata per gli idrocarburi presenta la valutazione d’impatto ambientale: è l’inizio del mese di “consultazioni pubbliche” indetto dall’esecutivo per rassicurare la popolazione.

Greenpeace insorge: “Il documento del ministero è disordinatissimo e pieno di omissioni e, inoltre, arriva dopo la distribuzione delle licenze di esplorazione!”, afferma Marko Gregović dell’organizzazione ecologista. Zelena Akcija – che festeggia in queste settimane i suoi primi 25 anni di esistenza – si presenta al ministero con il cartello: “Dite no a questa farsa!”.

Lo slogan “SOS per l’Adriatico” è lanciato, ma Vrdoljak non fa una piega. “Sono molto soddisfatto del lavoro fatto finora – si rallegra il ministro, che assicura – nei prossimi cinque anni guadagneremo 2,5 miliardi di euro grazie alle attività di ricerca”. E non si sa ancora quanto potranno apportare i successivi 25 anni di esplorazione…”

Continua la lettura sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso.

Zelena Akcija, SOS per l'Adriatico

Zelena Akcija, SOS per l’Adriatico

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