A collective of journalists in the Balkans
  • Author:
    Giovanni Vale
  • Published in:
    Osservatorio Balcani e Caucaso (Italy)
  • Date:
    16/06/2014

Questo articolo è stato pubblicato il 16 giugno 2014 sul sito dell’Osservatorio Balcani e Caucaso.

Più di cinquemila persone hanno sfilato – secondo la polizia – nelle strade di Zagabria, sabato 14 giugno. Una manifestazione che si è svolta pacificamente sotto lo sguardo incuriosito dei passanti e quello più distante delle forze dell’ordine. Ad aprire il corteo, nella piazza dedicata alle vittime del fascismo, un ampio arcobaleno di palloncini colorati e la scritta “Siamo inarrestabili”.

“Sono undici anni che vengo al Gay Pride a Zagabria”, racconta Darko Stošić, uno degli attivisti che tiene lo striscione in prima fila. “Ora non ci sono problemi, tutto si svolge tranquillamente. Ma i primi anni, sembrava volessero ucciderci!”.

Arrivato alla sua tredicesima edizione, il Gay Pride di Zagabria è ormai un appuntamento fisso per la capitale croata. “Non c’è nessun problema per il momento, e non credo ci saranno incidenti”, afferma uno dei poliziotti che passeggiano ai lati del corteo. Muniti di giubbotto antiproiettile, ginocchiere e stivali pesanti, sono almeno 60 ad accompagnare i manifestanti fino alla piazza centrale e poi ai giardini pubblici sul viale alberato che porta alla stazione.

Lungo il percorso, gli zagabresi si affacciano alle finestre per seguire la sfilata. Sono per la maggior parte giovani che scattano qualche foto con il cellulare, ma ci sono anche persone più anziane. All’incrocio tra Gundulićeva e Masarykova, un operaio sulla sessantina, impegnato nella ristrutturazione di un balcone, borbotta qualcosa contro i manifestanti. Al pianoterra, Fikret Cacan saluta un’attivista dal tavolino del bar. “La conosco!”, assicura sorridendo lo scrittore, classe 1958.

Continua la lettura dell’articolo.

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