A collective of journalists in the Balkans
  • Author:
    Giovanni Vale
  • Published in:
    Osservatorio Balcani e Caucaso
  • Date:
    02/02/2015

Il PIL dovrebbe crescere nel 2015, per la prima volta, dopo sei anni di segno meno. Ma in Croazia non c’è ancora nulla da festeggiare

Quest’articolo è stato pubblicato sull’Osservatorio Balcani e Caucaso il 2 febbraio 2015.

Il 2015 sarà un anno di leggera crescita per l’economia in Croazia. Secondo la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS), Zagabria beneficerà di un minimo aumento del PIL (+0,5%) dopo sei anni di recessione. Una notizia senza dubbio positiva, ma che è passata quasi inosservata nel paese. Lungi dal felicitarsi del ritorno all’agognato segno “più”, il governo di Zoran Milanović è infatti alla prese con una crisi economica e sociale a prima vista interminabile.

Disoccupazione

Il primo dei problemi è certamente la disoccupazione, che orbita ormai – nei mesi invernali – attorno al 20%. In Croazia, il tasso di impiego varia in modo significativo a seconda della stagione: in estate, grazie all’attività turistica, il numero dei disoccupati scende di circa il 3%. Ma per i giovani, poco cambia che sia luglio o gennaio, uno su due è in ogni caso senza lavoro: una percentuale (50%) che porta il paese in terza posizione nell’UE per disoccupazione giovanile, dopo Grecia e Spagna.

Come in altri stati membri, si riaffaccia quindi il fenomeno dell’emigrazione verso il nord d’Europa. Il ministero tedesco degli Interni ha pubblicato il 21 gennaio 2015 il suo rapporto annuale sull’immigrazione: il numero dei croati trasferitisi in Germania è aumentato del 94,7% tra il 2012 e il 2013. Conseguenza collaterale, ma prevedibile, dell’ingresso nell’UE: i giovani croati cercano altrove un futuro migliore.

Movimenti

Per chi resta, la situazione non è meno critica. Alle ultime elezioni, quelle che hanno portato alla presidenza la fiumana Kolinda Grabar-Kitarović, la precarietà e la povertà hanno ritrovato il loro posto al centro del dibattito politico. A riportare questi temi alla ribalta non sono stati i due partiti tradizionali, i socialdemocratici (SDP) o i conservatori (HDZ), ma un movimento civico guidato da uno studente 24enne, Ivan Vilibor Sinčić.

Continua la lettura sul sito di Osservatorio Balcani e Caucaso.

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