A collective of journalists in the Balkans
  • Author:
    Giovanni Vale
  • Published in:
    Il Piccolo
  • Date:
    11/07/2015

Giovanni Vale - Srebrenica - Il PiccoloIn occasione delle commemorazioni di Srebrenica, reportage nella cooperativa “Insieme” dove Serbi e Bosgnacchi lavorano insieme. Giovanni Vale, Il Piccolo.

Fin dall’ingresso, il profumo dei lamponi e la penombra trasportano chi entra in un luogo parallelo, in cui la calura che avvolge Srebrenica, il viavai delle troupe giornalistiche e dei poliziotti e persino le tensioni tra Serbi e Bosgnacchi sembrano non esistere più. All’interno della cooperativa agricola “Insieme”, che ha sede nella cittadina di Bratunac, a due passi dal memoriale di Potočari oggi al centro delle commemorazioni, c’è un clima paradossalmente rilassato. Un’impiegata serba sta incollando sui vasetti di marmellata di frutti di bosco che saranno venduti in Italia le etichette che riportano la dicitura “Frutti di pace”. Nella stanza a fianco, il suo collega musulmano sposta le casse appena arrivate piene di lamponi maturi. Ne assaggia un paio e sorride: “sono buonissimi!”. Impossibile dargli torto.

Prima che la guerra scoppiasse, quest’angolo della Bosnia era famoso per queste perle rossastre e carnose, cresciute al sole delle colline a ridosso della Drina. Ma all’indomani del conflitto e dei massacri etnici che, come a Srebrenica, hanno privato le famiglie dei propri uomini, l’economia che girava attorno agli alberi da frutta si è fermata. “Alla fine degli anni Novanta, il Paese aveva un gran bisogno di lavoro, ma le ONG che ci avevano aiutato con progetti a breve o medio termine si erano già spostate in Kosovo, dove una nuova guerra stava per iniziare – racconta Skender Hot, oggi direttore della cooperativa – così, abbiamo pensato che la coltura dei lamponi, che richiede poca forza fisica, potesse convincere gli sfollati, in maggioranza donne, a tornare a vivere da queste parti”.

Nel 2003, quest’ingegnere di 52 anni getta quindi le basi del progetto, assieme all’amica Radmila Žarković, rivolgendosi a tutti gli abitanti della regione, sia Serbi che Bosgnacchi. “Abbiamo cominciato a distribuire le piante di lamponi alle famiglie che erano interessate e tre anni più tardi abbiamo costruito il primo impianto di congelamento”, spiega Skender. Pian piano, l’impresa si ritaglia la sua fetta di mercato nella vendita di frutti surgelati, poi, nel 2010 inizia produrre anche marmellate e succhi di frutta, concludendo infine un contratto con le italiane Coop e Altromercato. Un’evoluzione che non avviene senza difficoltà: “abbiamo un mutuo da 500.000 euro che stiamo ancora pagando”, ammette il direttore. Ma negli ultimi due anni, i registri dell’azienda sono in positivo e l’impatto sull’economia locale è considerevole. “Compriamo la frutta da circa 500 famiglie, soprattutto a Srebrenica e a Bratunac: ognuna di esse guadagna circa 3.600 euro ogni estate”, illustra Skender.

Oggi, all’interno del piccolo stabilimento, lavorano 25 operai, in gran parte donne, e durante la stagione della raccolta la cooperativa assume un’altra decina di persone. “Tutti i dipendenti sono uguali ed è per questo che siamo l’unica impresa multietnica del Paese”, prosegue Skender, che svela il segreto dell’armonia interna: “nella mia azienda, non si parla di politica”. Nei corridoi freschi dello stabilimento di Bratunac, ogni domanda sulle commemorazioni, sul genocidio di Srebrenica o sui rapporti tra Serbi e Bosgnacchi mette in effetti a disagio. E lo stesso Skender Hot rifiuta di inserirsi in una delle categorie etniche che compongono il Paese: Serbi, Bosgnacchi e Croati. “Ho un passaporto bosniaco”, si limita a dire, come a voler rigettare tutto un sistema basato sul nazionalismo.

“Quando abbiamo scelto il nome “Insieme” nel 2003, abbiamo preferito l’appellativo italiano per evitare che i politici si opponessero al nostro progetto apertamente multietnico”, spiega Skender Hot. Oggi, “tutti conoscono il profilo della cooperativa” e “nessuna autorità locale vieterebbe l’uso della parola bosniaca zajedno” [appunto “insieme”]. Ma, ufficiosamente, l’opposizione è ancora grande. “Lo stesso sindaco di Bratunac, membro del Partito Democratico Serbo, non perde occasione per invitare i cittadini a lavorare per altre imprese, piuttosto che la nostra”, ammette con delusione il direttore della cooperativa. A vent’anni dalla fine della guerra in Bosnia, l’esperimento di questa fabbrica di marmellate sembra rimanere un’eccezione. In un contesto sociale ancora frammentato e in cui i partiti politici remano ancora in direzioni opposte.

Cooperativa Insieme - Srebrenica - Giovanni Vale Cooperativa Insieme - Srebrenica - Giovanni Vale Cooperativa Insieme - Srebrenica - Giovanni Vale

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